Città del Vaticano, Basilica di San Pietro

Campane - Autor: Città del Vaticano, Basilica di San Pietro - www.campanologia.org
Campane - Autor: Città del Vaticano, Basilica di San Pietro - www.campanologia.org

Città del Vaticano, Basilica di San Pietro

Nome Chiesa:
Basilica di San Pietro in Vaticano
Località
Roma (Lazio)
Tonalità del concerto:
MI2 +5
Anno di fusione:
1785
Fonditore
Luigi Valadier
Casini
Guidotto Pisano
Lucenti
Colbachini Padova
N° campane:
6
Giudizio di qualità:
Buona
Audio: Le campane di San Pietro
Descrizione:
Il concerto di campane più famoso e conosciuto al mondo, che la nostra Associazione è fiera di aver visitato e censito in prima assoluta nazionale il 7 gennaio 2008.

Campane il cui significato, al di là dei dati oggettivi, abbraccia tutto l'Orbe cattolico e che sono un paradigma, la voce stessa della Chiesa che parla nel Successore dell'Apostolo Pietro, la roccia su cui Cristo ha fondato le Sua Chiesa.

Il concerto attuale si compone di sei campane di cui le 4 maggiori sommariamente in accordo tra loro (formano il cosiddetto quart-sext accord, in cui troviamo un bordone e tre campane intonate "a salto" in accordo di sesta maggiore); le due piccole invece sono probabilmente state poste ai lati del campanone per puro arricchimento del concerto nel numero di bronzi.

Sicuramente risultano molto penalizzate le 3 campane che alloggiano internamente, dietro al Campanone in un vano che comunica con l'esterno tramite un' apertura sommitale visibile appena dalla terrazza sulla quale è possibile accedere nel normale giro turistico che conduce i visitatori alla cupola.

L'elettrificazione dei bronzi vaticani è avvenuta attorno all' anno 1931 e non sappiamo il numero preciso dei campanari utilizzati per il suono manuale descritti da mons. Simonazzi come "grappolo di sampietrini attaccati alla fune per fare da contrappeso al campanone quando suonava a distesa". Sicuramente il Campanone era fermo (almeno nella maggior parte dei casi) e le altre sempre a slancio. In un documento d'epoca si parla di segnali a doppio e a distesa, il cui significato rimane ancora da chiarire.

Furono molte le critiche all'elettrificazione: sul settimanale della "Domenica del Corriere" venne scritto: "la famiglia canora di S. Pietro avrebbe fatto a meno dei modernissimi martelli meccanici, troppo rigidi e senz'anima di fronte alla fede e alla passione dei vecchi campanari".

Ad oggi è possibile ascoltare il plenum del concerto dopo la benedizione papale nelle solennità di Natale, Pasqua e SS.Pietro e Paolo (29/06), le uniche 3 date in cui il Campanone suona a slancio.


Veduta interna della cella campanaria

Il Campanone (MI2 crescente) è una delle maggiori campane d'Italia per nota e peso, ed è esteticamente tra le più curiose e originali della penisola. E' stato fuso nel 1785 dall'orafo Luigi Valadier padre dell'architetto Giuseppe Valadier (autore quest'utlimo di molti lavori nella capitale). All'epoca, moltissimi fonditori di campane erano gelosi per il fatto che proprio la realizzazione di un' opera così importante fosse affidata ad un orafo e non ad un fonditore di campane specialista in materia. Così, leggenda e storia vera si fondono nel racconto del suicidio di Lugi Valadier la cui personalità già molto debole era stata minata dalle voci messe in giro dai fonditori rivali nell'intento di scoraggiarlo. La colata vera e propria fu realizzata infatti dal figlio Giuseppe.

La struttura armonica è decisamente irregolare. La nota nominale è sicuramente molto mascherata da una quarta evidente non solo in movimento come capita per molte campane di dimensioni notevoli, ma anche da ferma.

Il parziale di ottava inferiore scende di mezzo tono rispetto ad una ideale intonazione corretta. Il timbro del Campanone è sicuramente molto austero, molto riconoscibile.

Particolare la sporgenza delle decorazioni non proprio in uno stile classico e con figure non esclusivamente sacre; nella fascia centrale troviamo i 12 apostoli; elementi geometrici puntiformi e lineari riempiono il bordo e la spalla, mentre le treccie (8 parallele a coppie) sono dei serpenti marini alternati ad infanti che si protraggono a braccia aperte verso l'esterno.


Il Campanone o "Valadier"

La seconda campana del concerto, il Campanoncino (SIb2 calante), è opera di Innocenzo Casini del 1725 ed è posta dietro al Campanone più internamente. Ha una struttura ugualmente irregolare (parziale di terza minore molto calante e quarta presente già da ferma) ma un'ottava inferiore sostanzialmente corretta e un timbro molto aggressivo e solido. Purtroppo la sua robusta sonorità è penalizzata dalla collocazione interna.


Il Campanoncino

La Campana della Rota (RE3 calante), chiamata in questo modo perchè al suo suono si riuniva la Sacra Rota, è la decana del gruppo (della seconda metà del 1200) e opera del famosissimo fonditore medievale Guidotto Pisano, figlio minore di Bartolomeo e padre di Andrea che operò diverse volte a Roma e in tutta l'Italia centrale in generale. E' situata in fondo alla cella dietro al Campanoncino. Come tutte le campane medievali presenta scritte in gotico nella sola zona delle spalla e niente immagini sul resto della superficie. Le trecce in questo caso sono assenti (probabilemente per rottura); non sappiamo infatti ad oggi quali fossero le vicissitudini di questa campana visto che esisteva già da ben 3 secoli prima della costruzione della basilica attuale. La sua voce è misteriosa e antica, il timbro lascia intendere una sagoma molto carica di materiale ed è smorzato come in tutte le campane medievali: la struttura è molto irregolare.


La Campana della Rota

Qui in allegato il documento che racconta, con una punta di doverosa emozione, la visita alle campane e presenta i dati raccolti.

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